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giovedì 3 novembre 2011

Lontano. Ma non abbastanza.


Arriverà il giorno in cui sorvoleremo le vette di ciò che oggi conosciamo, e con un sorriso di tenerezza, ricorderemo i nostri miti. Guarderemo con affetto l’ingenuità di Cristo e con un gesto paterno, perdoneremo la maldestra malvagità di Lucifero.

Comprenderemo l’irrazionalità e la follia di ciò che è stato, riconoscendo che, persi nelle nostre fantasie, abbiamo mancato di vedere il disegno più grande che ci avvolge.

La chiarezza arriva con la giusta prospettiva. Un viaggiatore comprende veramente la sua casa e la sua famiglia solo allontanandosi da esse, quando decide che è tempo di cessare la raccolta di dati e di prendersi un momento per analizzarli con lucidità. Solo distanziandoci da ciò che crediamo di conoscere perfettamente possiamo giungere a una comprensione totale.

Purtroppo, non possiamo distaccarci dal mondo come facciamo con le altre cose. L’unica nostra opzione sarebbe farlo cessare di esistere, come accade nei sogni. I sogni talvolta ci lasciano con l’impressione di aver compreso qualcosa di vitale, ma al risveglio, quella rivelazione sfugge, lasciandoci solo con la sensazione vuota della consapevolezza.

A volte, mi sento sopraffatto dalla necessità di trascrivere un flusso di informazioni che scorre più veloce della mia capacità di scriverle.

Cristo che piange per i nostri peccati, Lucifero che architetta complotti per conquistare i nostri cuori… Tutto ciò mi appare già come un’illusione. Eppure, non è ancora abbastanza distante da essere compreso nel suo significato più profondo.


sabato 12 marzo 2011

Origami



Credo che Dio abbia creato la vita perché si sentiva solo.

E' un'idea che mi ronza in testa ultimamente, oltre ad essere uno dei pochi modi in cui la mia mente razionale riesce a processare il concetto di divino.

Credo che Dio abbia deciso di creare l'universo e la vita per combattere la solitudine. Un po' alla volta, ha cominciato a giocherellare con la materia e l'energia, poi ha iniziato a plasmarla, infine ha fatto in modo che si verificassero le condizioni necessarie a creare la vita. 
Lo immagino un po' come un uomo seduto solo soletto ad un tavolino di un bar, che gioca con un pezzetto di carta distrattamente e alla fine crea uno splendido origami. Nell'apparente sterilità della solitudine siamo in grado di fare cose sorprendenti. 

La nostra percezione di essere entità separate potrebbe essere un’illusione, un trucco divino per sfuggire alla solitudine. Forse è così che Dio ha piegato il foglio dell’esistenza. Ma il suo atto più audace è stato inventare il tempo, la più grande illusione, che ci inganna con la promessa di nascita, amore, conflitto e morte.

Provate a immaginare un universo senza tempo, dove tutto si appiattisce ma continua a esistere. In questo universo atemporale, vivremmo un eterno istante, nascendo e morendo, amando e odiando, sapendo e ignorando, tutto in un unico momento. Saremmo immortali in un modo inaspettato, piatti e neutrali, mettendo in dubbio la nostra stessa esistenza.

Senza tempo, la complessità dell’universo e la nostra realtà si dissolverebbero, lasciandoci a intuire l’abisso che Dio cerca di colmare con la nostra presenza. In questa visione, vedo Dio come un essere disperato, dotato di infiniti poteri ma in cerca del modo giusto per utilizzarli.  Proprio come l’uomo al bar con il suo foglio di carta, in un costante tentativo di riempire il vuoto o anche solo per cercare di dimenticarlo per un attimo.

domenica 30 gennaio 2011

Effetti della colonna sonora di LOTR sulla mia fragile psiche



Ejaunkeii protese le braccia verso il vuoto. Nelle sue mani c'era il mitico globo di Tamkin Jirr. 
"Non farlo Ejaunkeii! Non sai cosa succederà!" gridò Hurtyerkk. 
La strega Ucika aveva parlato chiaro, il globo di Tamkin Jirr era il punto attraverso cui passava il bene e il male del mondo. L'oggetto che esisteva dall'inizio di tutto, prima dei grandi immortali, prima degli antichi titani delle terre di Arjum, forse anche prima che Gea iniziasse a pensare la vita delle sette specie.
Ejaunkeii era stanco e dolorante. Le sue ferite bruciavano e gli occhi gli lacrimavano per la sabbia trasportata dal forte vento. 
Il globo era caldo e pulsava della luce più bella e sinistra che avesse mai visto. 
"Hurtyerkk, fratello mio, devo farlo! I saggi dell'est hanno parlato della fine della nostra era! Tutto è diventato ingiusto, l'esistenza di tutto il nostro mondo è ingiusta." Disse Ejaunkeii con tutto il fiato che aveva. Faceva appello alla forza che riusciva a trarre dalla terra sotto i suoi piedi. I suoi piedi erano come radici degli alberi, era uno dei suoi poteri. 
Era l'ultimo sciamano di Gea ancora in vita. Durante l'ultima grande guerra, gli sciamani si erano schierati in prima linea e nessuno di loro era sopravvisuto, tranne lui.
"Ma se tutto finisse... che senso avrebbe avuto la vita? Non esisterebbe più niente da ricostruire!" grido Hurtyerkk in lacrime. Le sue zampe leonine erano paralizzate dalle frecce dei soldati ragno di Koppur. Koppur era il figlio incarnato del dio Ignor, il fratello di Gea, unico in grado di eguagliarne il potere. 
Il mondo tutto, e probabilmente anche l'universo, erano la manifestazione del loro potere. Gea creava, Ignor sottraeva. A causa dell'eguagliarsi delle loro forze, l'universo viveva in un equilibrio perfetto. Ogni volta che Ignor distruggeva una pietra, Gea ne creava una nuova. 
In un tempo imprecisato, molto molto antico, i due fecero un patto. Avrebbero rotto l'equilibrio del loro universo. A Gea fu concesso di creare la vita. Ignor invece creò il globo di Tamkin Jirr. 
Da allora nulla fu più in equilibrio.
"E' come se avessi aspettato tutta la vita questo momento. Tutta la nostra esistenza corre verso questo momento. E il futuro, fratello mio, è esattamente lo stesso. Il futuro è come il passato, solo corre al contrario." Disse Ejaunkeii con gli occhi pieni di lacrime e luce. 
Dischiudendo le mani. Lasciado cadere lentamente il globo.

venerdì 29 ottobre 2010

Freak



L'uomo riesce ad inquinare la natura in tutti i modi in cui gli è consentito farlo. Reprimere la spontaneità dei propri istinti, è un modo come un altro per deviare il corso naturale delle cose. La ragione è in grado di produrre progresso. Il progresso non è necessariamente positivo, se costringe la vita ad incanalarsi su un binario solo. L'evoluzione della vita è avvenuta perché la natura, pur mantenendo i suoi equilibri, è stata una grande innovatrice. Ha provato, ha sperimentato. Quello che non andava bene è morto, quello che era forte è sopravvissuto. 
La mente dell'uomo ha lo stesso potere racchiuso nel progresso tecnologico. Può migliorare la nostra vita, ma può anche inquinarla fino a soffocarla. Dobbiamo accettare la "naturalità" dentro noi stessi e lasciarla uscire. Ciò che è giusto vivrà, diversamente si estinguerà... ma non è importante. Quello che conta è non mettere freni alla nostra natura. 

domenica 3 ottobre 2010

Dogma ad personam



Quando qualcuno mi chiede se sono cattolico, riceve come risposta un secco no. Ad essere precisi non ho alcun credo religioso, sono ateo. Però, mio malgrado, vivo in un paese a prevalenza cattolica e mi trovo, solo occasionalmente ma molto più di quanto vorrei, coinvolto in dibattiti teologici di matrice cattolica. 
Ok... per rispetto non dovrei parlare della fede di altri, ma proprio non riesco a evitare di ragionare su quanto osservo. Non ci riesco proprio. Quindi mi scuso in partenza... sto per urtare la sensibilità di qualcuno.
Il vero problema è che penso che il cattolicesimo e la chiesa siano una grande montatura. Una truffa su scala mondiale. Il fatto che qualcuno troverà banale questa affermazione, è indicativo della sua diffusione.
Voglio mettere da parte il discorso fede, che ritengo un'attitudine soggettiva e rispettabilissima, né tanto meno metto in discussione Dio e la sua esistenza. 
Quello che mi turba è tutto il sistema che ci campa attorno. Non riesco ad accettare l'idea di un Dio che ritenga necessaria una potenza economica e politica che salvaguardi il suo gregge di anime. Con tutto lo sforzo di immaginazione possibile, non trovo nulla di Santo e positivo nella chiesa, almeno per come la percepisco oggi (anche se dubito che in passato fosse meglio).
Per le comunità umane esistono i governi. I governi controllano il territorio e salvaguardano i cittadini. Senza bisogno di citare gli esempi negativi, credo che sia innegabile la loro necessità. Nonostante a volte prendano una piega perversa.
Ma la chiesa? Serviva un qualcosa che coordinasse la fede? Qualcuno che interpretasse la parola di Dio per gli uomini? Quale Dio potrebbe volere questo? Quale Dio potrebbe sopportare che qualcuno si senta così fortemente interprete della sua volontà, da avere il diritto di escludere e discriminare le sue creature? Di imporre penitenze e di additare i peccatori? Di stabilire gerarchie...
E' stato Cristo a chiedere l'istituzione della sua chiesa? Ma siamo sicuri che intendesse proprio questo? Alla fine, stringi stringi, mi sembra che ad un cattolico venga chiesto più un investimento di fede nella chiesa che in Dio.
Il problema sono i secoli di storia. Una storia che fa troppa paura mettere in discussione. Ma torniamo per un attimo all'istante zero. All'istante in cui tutto è cominciato. Siamo sicuri che fosse questa la sua idea?

martedì 24 agosto 2010

Ieri sera ho cenato pesante...

"Life is like riding a bicycle. To keep your balance you must keep moving."

-- Albert Einstein

Probabilmente chi mi conosce non riesce a capire se sono uno con le domande o uno con le risposte. Io credo nessuno dei due. 
La verità è che sono uno con un mucchio di dubbi... Il che è leggermente diverso. Di base sono uno che ha una valanga di domande. Anzi, ne sono una sorgente inesauribile. Col mio bagaglio di conoscenze ed esperienze, il più delle volte sono in grado di dare delle risposte provvisorie... Nella maggior parte dei casi opinabili, da cui l'origine dei miei dubbi. Di certezze ne so poco e niente. Ma non mi faccio spaventare dalla mia ignoranza...
Il mio motore esistenziale è mosso dalla curiosità ansiosa di avvicinarmi alle vere risposte. E' come quando compri il cruciverba successivo per verificare le risposte di quello che hai in mano: è il motivo principale per cui aspetto con entusiasmo il domani. 
Mi rendo conto di essere in parte vittima dell'ingenuità di chi crede all'esistenza delle risposte definitive. Questo non mi rende migliore di chi si lascia ingannare dalla fede o si lascia consolare dall'emulazione acritica di convenzioni sociali. Una cosa però mi distingue dal mucchio, me lo concedo senza falsa modestia: è che nella mia vita non mi sono mai fidato di una cosa solo perché ci credono tutti. 
Il successo, l'amore, la fede non rispondono a nessuna domanda. Sono sicuramente delle piacevoli distrazioni dalla mediocrità dell'esistenza umana: ma nello stesso tempo sono anche il modo di rassegnarsi ad essa. Sono tutte cose che hanno un inizio e una fine. La ricerca invece ha solo un inizio...

domenica 4 aprile 2010

The Golden Path



In molte delle favole che mi raccontavano da bambino ricorre il tema del sentiero: quello che ti porta a casa, quello che ti fa trovare la via d'uscita o... il mago di OZ.
La metafora dei sentieri ricorre spesso nel corso della nostra vita, con le strade giuste, quelle sbagliate, le vie di fuga, i bivi... senza contare gli altri mille modi di dire indirizzati a chi ci lavora lungo certe strade...
A molti di noi, durante la nostra formazione e successivamente nei momenti cruciali della nostra vita, vengono mostrate solo alcune vie mentre ce ne vengono nascoste altre.
La società, spesso le nostre stesse famiglie, ci vorrebbero su quella strada che già hanno percorso in molti, che è già registrata su tutti gli stradari, che è perfettamente asfaltata e sicura. Nessuno si preoccupa realmente di capire se abbiamo bisogno di alternative. Viviamo in un mondo di viaggiatori vigliacchi, che non hanno il coraggio di sperimentare il nuovo o almeno di incoraggiarci a farlo.
Così si finisce su strade che nessuno è disposto ad aiutarti a percorrere, strade che probabilmente non portano da nessuna parte, o che magari sono troppo lunghe o troppo corte, dissestate e impercorribili.
Ma per fortuna esistono degli spiriti eletti, i pionieri. Essi sono quelli che esplorano, che indicano nuovi percorsi validi a chi deve scegliere. Sono quelli che tornano indietro per indicare la strada ai compagni e che progressivamente danno il loro contributo a renderla percorribile.
Nella vita dobbiamo trovare la nostra strada. Dobbiamo vincere la tentazione di segurire i percorsi già noti, se sappiamo che non rispecchiano il nostro modo di vivere. Probabilmente ci imbatteremo in una strada mai percorsa, se siamo fortunati incontreremo qualche compagno di viaggio, se no almeno le impronte lasciate da chi ci ha preceduto.